
L’avevamo lasciato dopo gli aftershow dei concerti italiani
e lo ritroviamo 2 anni dopo ancora
gioviale, pronto alla battuta mentre scherza con il suo pubblico ed ancora da
solo con la sua chitarra.
Una novità, però, c’è: è in arrivo un album a distanza di
ben 8 anni dal precedente “9”.
E dopo averlo annunciato, Damien ha intrapreso una breve
attività di tour in solitario che ha toccato dapprima gli USA ed il Canada, e
poi l’Europa iniziando proprio dal nostro paese.
A distanza di 2 anni dal precedente tour che aveva toccato 4
città, Grado, Ferrara, Firenze e Roma, eccolo al Linear4Ciak di Milano.
Concerto sold out in pochi giorni di prevendita con l’attesa
spasmodica dei suoi fans giunti da tutta la penisola e non solo.
C’era attesa per poter ascoltare le nuove composizioni,
anche se, a dir la verità, alcune erano già state presentate nei precedenti
tour.
Ed è proprio con una di queste che apre il concerto.
Damien si avvicina al microfono ed attacca la prima strofa
della stupenda The Greatest Bastard, lasciando già senza parole.
Ed lui si adatta all’atmosfera perchè, senza
proferir parola, continua con la sua chitarra proponendo Delicate, Woman Like A Man ed Elephant, prima di una intensa Nine Crimes, con i suoi “NO” urlati nel
microfono, che si rivelerà essere l’unica suonata la piano.
Un Damien rilassato e gioviale, come quello lasciato 2 anni
fa, come si diceva che, ritornato alla sua chitarra prima di intonare The Professor et la Fille Danse inizia ad intrattenere il pubblico
raccontando del suo scrivere canzoni (la maggior parte sono bugie), di
attrazione fisica e spermatozoi.
E a testimonianza ulteriore di aver rotto il ghiaccio e per
render partecipi quanti sono lì solo per lui, divide in tre parti il pubblico
per farsi accompagnare nella successiva Volcano.
Le luci si spengono e Damien dice di voler fare qualcosa di
opposto: dalla coralità della precedente esecuzione al silenzio, quasi mistico,
di una sempre bella Cannonball, prima
della quale chiede di spegnere anche spie e amplificazione per una versione
unplugged suggestiva ed intensa cantata
quasi in bilico al bordo del palco.
Seguono Older Chest
e la nuova I Don’t Want To Change You che
guadagna spessore e interesse rispetto alla versione già nota in studio e che
aveva lasciato non poche perplessità tra i fans.
Nella parte finale il crescendo termina con un” We Will Rock
You” urlato tra la sorpresa e l’ilarità del pubblico che apprezza e lo dimostra
con un lungo applauso.
Dal palco parte la richiesta se vi sia una ragazza che… ma
non termina la richiesta che una voce si leva dicendo che la madre conosce Cold Water e vuole cantarla con lui.
Dicono di esser arrivati lì dalla Spagna e così Damien invita
madre e figlio sul palco e dopo aver fatto spegnere le luci, parte un duetto pieno
di pathos e che, a dir la verità, più che una carrambata sembra una cosa
preconfezionata per quanto (quasi) perfetta.
La prima parte non può chiudersi in maniera migliore con la
classica I Remember.
Ma sono i bis che rendono il concerto memorabile e che
giustificano il prezzo del biglietto ed i sacrifici dei fans arrivati da più
lontano.
Si parte con Colour Me
In, brano nella miglior tradizione Riceana, anch’esso nel nuovo album, che
lascia senza parole e con gli occhi inumiditi.
Dopo la simpatica parentesi di My Favourite Faded Fantasy (cantata in parte non in falsetto come nella
versione ufficiale) che Damien deve, evidentemente, ancora imparare visto che a
metà dimentica il testo,
la dolcezza ed i brividi e le lacrime continuano con
l’inedita Trusty And True, cantata
con l’ausilio del coro Barbarossa di Lodi ed introdotta da un lungo prologo
sulle varie personalità che albergano in ognuno di noi.
Cosa dire? Come definire questa lunga versione se non con
una parola semplice ma al contempo unica per esprimere l’incanto: bella!
Gli applausi sono strameritati e sembrano non finir mai.
Damien lascia il proscenio al coro che si esibisce in una
cover a cappella di All I Have To Do Is
Dream degli Everly Brothers e torna per un’ultima canzone: e quale può
essere se non quella che lo ha consacrato?
Il pubblico esplode alle prime note di The Blower’s Daughter
in cui trova, come in altre occasioni, posto anche qualche verso di Creep.
L’esecuzione è corale, con partecipazione totale del
pubblico che conosce ogni singola parola, ogni inflessione di questo brano.
Alla fine saluta il suo pubblico promettendo di tornare
(prossimo tour? Prossimo anno?) e noi, puoi giurarci Damien, ci saremo ancora
una volta e se sarai di nuovo da solo con la tua chitarra o full band e magari
con una sezione di archi non importa più di tanto.
E non importa se riproporrai ancora ed ancora The Blower’s
Daughter, per il tuo pubblico il "tuo" concerto sarà sempre l’evento più atteso.
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