domenica 23 settembre 2012

The Men @Ligera Milano 20/09/12

Foto di Stefano Lilla


Il Ligera di Via Padova è un bel locale. Al primo piano appare come una normale enoteca, l'arredamento è sui toni dell'arancione, i baristi sono giovani e carini e in diffusione ci sono i Clash. Il concerto dei The Men si svolgerà al piano di sotto, uno scantinato lungo e stretto che puzza di umido e hardcore. Praticamente perfetto per ospitare il live che si prospetta adrenalinico.
Io e Luca arriviamo presto per prendere un buon posto, e scopriamo che ci saranno due gruppi spalla. Temporeggiamo bevendo birra, il locale è semideserto, tranne per qualche sparuto punk vecchia maniera con chiodi borchiati, toppe dei Black Flag e anfibi commerciali (non ci sono più i vecchi anfibi da esercito italiano di una volta). Passano due ore e diverse birre, intanto il posto si è riempito di nostalgici del Virus di Via Correggio e diafane fotomodelle da copertina del catalogo di H&M, con shorts di pelle e stringate indie. Io e Luca con il nostro stile da grunge sopravvissuti al 1994 sembriamo non fuori tempo ma fuori luogo. Ci consola avvistare il batterista dei The Men che indossa una vera camicia di flanella come non se ne vedono dai tempi di Vitalogy. Gozzovigliando e chiacchierando con personaggi più o meno noti ci perdiamo il primo gruppo spalla, gli Shiva Racket. E va beh. Siamo pronti invece per i Wemen di Carlo Pastore, che per l'occasione indossa una Fender Mustang azzurra, perfettamente intonata alla sua camicia a righe. A chi sarà venuta l'ideona di far aprire il concerto dei The Men ai Wemen? Fa già caldissimo e lo si evince dall'aspetto bagnato di Pastore e compagnia. Iniziano a mescolarsi l'odore di umido, di hardcore, di impazienza e tatuaggi sudati. I Wemen sono forti, molto roccheroll ma con aperture melodiche quasi pop, stilemi punk e ritornelli ammiccanti, tipo divertiamoci un po'che domani si muore. Il bello di 'sto scantinato è che una volta finito il live la band deve trascinare via amplificatori e batteria facendosi strada in mezzo al pubblico, operazione che si rivela svelta nonostante ormai questo buco sottoterra sia pieno di gente.
Mentre i Wemen smontano, salgono sul palco di già i The Men: attaccano così al volo che non c'è quasi tempo di accorgersi che stanno cominciando. Infatti per i primi due brani la situazione è abbastanza ferma (sarà anche per i problemi acustici dei primissimi minuti), ma quando attaccano i pezzi dell'ultimo disco “Open you heart” la situazione degenera in un pogo scalmanato da veri settantasettini. Io e Luca ci ripariamo su un lato, proprio sotto cassa, dove perderemo l'udito ma guadagneremo il desiderio di avere un gruppo punk tutto nostro. Il live dei The men dura una cosa tipo quaranta minuti, ma sono quaranta minuti devastanti. Cantano in tre (i due chitarristi e il bassista), e nonostante lo spazio angusto e il palco alto poco più di 30 centimetri, sono giganteschi, e ciò che li rende così giganteschi è il muro di suono compattissimo e senza tregua con cui ci investono impietosamente. E'adrenalina purissima e nessuno, proprio nessuno può esimersi dal fare headbanging.
Al netto di quattro birre e due vodka lemon, la visione del vero spirito del rock'n'roll si manifesta davanti a me sotto forma di questi quattro newyorkesi capelloni, sudati e scatenati, quelli che ti fanno dire che il rock non è morto, anzi, è più vivo di me a fine concerto.
La sala si svuota in fretta e abbiamo l'occasione di scambiare due chiacchiere al volo con loro, la cui unica preoccupazione sembra essere se il live ci sia piaciuto o no. Ci firmano il vinile di “Leave home” (il batterista ci verserà sopra una copiosa quantità di acqua, scusandosi in quattro lingue) e ce ne torniamo a casa quasi sordi ma di certo più punk di prima.


Scaletta:

Electric
Without a face
Turn it around
Open your heart
I saw her face
Freaky
Different dayzzz
Take me to the other side
Bataille
The brass

1 commenti:

Alessandra De Ascentiis ha detto...

Condivido ogni singola parola, e anche la posizione sotto al palco era la stessa: davanti, a sinistra. Però beccare l'unico pezzo senza vocals no, dai.

Ah, un'altra cosa: per provare il microfono il bassista ha esordito con un sonoro "Stucazz" al posto del canonico "SSSSSA-SSSSSA". Sospetto abbia origini abruzzesi.

Posta un commento

 
©2011 Stordisco_blog Theme Design by New WP Themes | Bloggerized by Lasantha - Premiumbloggertemplates.com | Questo blog non è una testata giornalistica Ÿ